Target 5

Tecnica mista su tavola 80 x 60 cm

Descrizione

In quest’opera è presente il motivo dell’incrocio, molto usato dall’artista, che è “unità di misura del vuoto” (Santese) e, come il segno in generale, ha il compito di sondare lo spazio e rappresenta anche un legame identitario con la forma, con la memoria, con il flusso dell’esistenza e l’esperienza. Richiama una dimensione altra, primordiale ma crea anche profondità a vari livelli, facendosi forma concreta.

Il colore nero di Altomare è definito dal critico Enzo Santese: «colore “ad ampio spettro”, incorpora risonanze psicologiche emesse da immagini caratterizzate da combinazioni variabili a incrocio, nelle quali si aprono e si chiudono in rapida successione possibilità labirintiche»[1].

L’opera si presenta un po’ imbarcata. Il numero 5 può probabilmente riferirsi ai motivi a incrocio: vi sono infatti cinque croci nere e cinque rosse. Sul davanti dell’opera l’artista ha apposto la firma “Altomare”, mentre sul retro vi è la didascalia completa: “Pippo Altomare, Target 5, 2006, cm 80 x 60”.

[1]Enzo Santese, “Pippo Altomare”, «Juliet», 58, Giugno 1992, p. 48.

Identificazione Titolo Target 5
Tipologia Pittura
Artista Altomare Pippo
Data di realizzazione 2006
Collezione

Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’Università di Siena | Collezione

Progetto
Proprietà Proprietario Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici, Palazzo di San Galgano, via Roma 47, 53100 Siena
Data di acquisizione 2006
Specifiche Supporto e tecnica Tecnica mista su tavola
Dimensioni 80 x 60 cm
Storia L’opera su tavola di Pippo Altomare, dal titolo Target 5, è stata richiesta in dono all’artista dall’allora Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte di Siena, probabilmente nella persona di Enrico Crispolti, professore e direttore della Scuola (dal 1986 al 1998 e dal 2001 al 2007). Crispolti nei primi anni del 2000 stava mettendo insieme delle opere d’arte, soprattutto di grafica ma anche di altro tipo, per creare una raccolta ad uso degli studenti e, al contempo, di un pubblico più vasto. Nell’archivio della Scuola si conserva ancora il certificato di spedizione di questa e dell’altra opera inviata dall’artista, Gufo (n. inv. 3B), anche se non è molto leggibile la data, che sembrerebbe essere il 14 Agosto 2006, mentre il luogo da cui spedisce le opere pare essere Carrara. Nell’opera di Altomare è presente il tipico motivo dell’incrocio, molto caro all’artista; compare sia in composizioni dal campo lungo, sia in zoommate, sia isolato sul fondo. L’incrocio – definito da Enzo Santese “unità di misura del vuoto” – , e il segno in generale, pur sembrando pura arte astratta, hanno la funzione di sondare lo spazio, e hanno anche un legame identitario con la forma e al contempo con la memoria, il flusso dell’esistenza, e l’esperienza, come tutta l’opera in generale. Rimandano però anche, nella loro essenza simbolica, a una dimensione che si trova al di fuori del tempo, una dimensione originaria, primordiale. Il colore nero, che ha una valenza particolare: «colore “ad ampio spettro”, incorpora risonanze psicologiche emesse da immagini caratterizzate da combinazioni variabili a incrocio, nelle quali si aprono e si chiudono in rapida successione possibilità labirintiche»[1]. Il segno, che si fa forma, crea vari livelli di profondità, e dà fisicità alle superfici. Altre opere con il motivo ad incrocio sono ad esempio Cancellare il vuoto (1990, 205 x 160 cm) e Senza titolo (1991, 100 x 70 cm), e delle croci con una terminazione praticamente identica si trovano in Senza titolo (2001, acrilico su carta, 35 x 50 cm). L’opera Target 5 si presenta un po’ imbarcata. Il numero 5 può probabilmente riferirsi ai motivi a incrocio: vi sono infatti cinque croci nere e cinque rosse. Sul davanti dell’opera l’artista ha apposto la firma “Altomare”, mentre sul retro vi è la didascalia completa: “Pippo Altomare, Target 5, 2006, cm 80 x 60”. [1]Enzo Santese, "Pippo Altomare", «Juliet», 58, Giugno 1992, p. 48.